Paolo De Ascentiis
Mentre parla di Golf e Disabilita', alla trasmissione UNO MATTINA.
›› LE TECNICHE
Le esperienze di Paolo De Ascentiis, maturate nell'insegnamento ai ragazzi, hanno portato alle considerazioni che riportiamo di seguito.

I ragazzi hanno frequentato il green per 1/1,5 ore la settimana, accompagnati per le prime volte dall’educatrice e successivamente, una volta acquisita più familiarità con gli istruttori e con l’ambiente, da un volontario.
Il primo passo è stato quello di instaurare una relazione positiva ragazzo/maestro, un fatto delicato per entrambi. Il maestro ha dovuto imparare ad insegnare e ad interagire con i ragazzi diversamente abili, ha dovuto essere attento alla condizione di handicap individuale e specifica di ogni singolo ragazzo, tenendo sempre a mente che si trovava di fronte a persone dotate di abilità diverse da quelle che di solito si iscrivono alle lezioni di golf. Per favorire questo momento delicato ed importante è stata garantita la presenza dell’educatrice, soprattutto nella fase iniziale del progetto, per mediare e incanalare il rapporto fra istruttori e ragazzi. Un approccio basato sulla promozione e su un’interazione amicale hanno portato i maestri, in sole poche lezioni, ad instaurare con i ragazzi un rapporto di fiducia reciproca, di stima ed affetto. Gli istruttori non hanno forzato i ragazzi nei momenti difficili ma hanno cercato e trovato sempre nuovi spunti per spronarli ad apprendere o per superare delle questioni difficili, anche attraverso un approccio individualizzato, attento agli equilibri precari del singolo soggetto e all'armonia che si deve creare sul green nell'interazione fra ragazzi.
Dal punto di vista più propriamente tecnico, Paolo De Ascentis e i suoi collaboratori, nel primo periodo hanno lavorato con i ragazzi per far loro acquisire le basi fondamentali del golf con esercitazioni individuali sul campo: dapprima hanno loro insegnato lo scopo del gioco, la postura, il modo in cui si tiene in mano il bastone e il movimento per colpire la pallina, successivamente hanno insegnato i lanci lunghi e poi a “pattare” (effettuare tiri brevi e di precisione per mandare la pallina in buca). Tutte le fasi d’insegnamento erano accompagnate dall’uso di termini tecnici onde far acquisire ai ragazzi il linguaggio golfistico. Per alcuni ragazzi è stato necessario adattare i ferri (strumenti per giocare a golf) alle loro disabilità. Nell’ultimo periodo, quando i ragazzi avevano compreso lo scopo e la dinamica del gioco, è stato utilissimo farli gareggiare fra di loro, non solo per rafforzare la coesione del gruppo, ma anche per incanalare positivamente la competizione.