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Durante la mia attivita con i
ragazzi non abili, ho rilevato che il golf è da considerarsi uno
sport perfettamente adattabile a persone d'ogni condizione fisica e
psichica.E che migliora lo sviluppo delle abilità motorie attraverso l’esercizio
fisico, l'integrazione della diversità anche nel mondo dello sport, la socializzazione
tra diversamente abili e normodotati attraverso l’attività sportiva e l'ampliamento
dello spazio personale del diversamente abile per consentirgli di sperimentare
nuove attività tra l'altro il miglioramento psicofisico
generale,grazie ai valori trasmessi dallo sport, ricordando in particolare l’influenza
che esso ha sulla formazione della personalità e del carattere e
determinante per lo svilluppo del soggetto. Giocare a Golf significa
anche fare camminate su meravigliosi percorsi che permettono alla persona di
riscoprire un più intimo contatto con la natura, ricevendo un benefico
effetto per la salute e per la mente. La stessa attività aerobica permette di
sviluppare e mantenere una migliore capacità cardiovascolare che stimola la
vasodilatazione e previene l'insorgere di patologie legate all'ipocinesi
(mancanza d'attivita' fisica).E’una disciplina che insegna a controllare le
proprie emozioni, e per ragazzi che spesso sono emotivamente fragili,
instabili, troppo inibiti o al contrario esageratamente esuberanti è un’ottima
occasione per apprendere più adeguati stili di comportamento divertendosi. Il
tutto e' nato dall'incontro con uno dei consiglieri della Cooperativa
Ergoterapeutica di Crema, Giuseppe Cruini . Onestamente non sapevo da che
parte cominciare, ma il contatto con questi giovani mi ha rassicurato.
Insegno nornalmente e poi tutto il resto viene grazie al rapporto che si è
creato tra noi.Quando ho deciso di intraprendere questa iniziativa , ho
chiesto informazioni, ma tutte si riducevano a sporadici episodi, che non
potevano essere una seria base per iniziare un percorso sociale ed edi
integrazione nel golf come sport, iovorrei, ma forse sogno da buon mago, che
tutte le varie realta' singole si unissero e formassero una grande
squadra... non e' importante il nome.. ma il fine.. so' che molti lo fanno,
ma il mio sogno e' quello di unirci tutti..) , una vera e propria
scuola no, così ho dovuto improvvisare, mi ha aiutato immensamente il mio
lavoro fatto con i ragazzi della Federazione Italiana Golf, che ho
seguito per piu di quindici anni, con loro ho usato la
tecnica, ma si instaurava anche un contatto da educatore, che
generalmente con gli allievi adulti non c'è. Proprio grazie a questa
esperienza con i giovani ho creato lo stesso rapporto con Simone, Mauro
e Anna e tutti i ragazzi che poi sono seguiti.
L'aspetto tecnico è
il minore dei problemi, la gestualità dello swing è l'ultima cosa che devono
imparare. Bisogna prima di tutto fargli capire che il golf è uno sport dove
bisogna cercare di fare pochi colpi: per loro la pallina è da tirare in giro
a 360°. Spiegare che deve compiere un determinato tragitto, anche corto, e
andare in buca e la parte più difficile". Però ci si riesce, tanto da
farli competere in gare da 18 buche, grazie anche all'aiuto di psicologi,
preparatori atletici, obiettori di coscienza che aderiscono al programma
dell'Albatross Disabled Golf School, e adesso della "GOLF MY PASSION
SCHOOL ONLUS" . E che devono essere numerosi, perché le problematiche
non sono semplici da affrontare: durante la gara un ragazzo può avere una
crisi, un attacco di depressione o aggressività, e bisogna sospendere il
gioco.I ragazzi hanno frequentato il green per 1/1,5 ore la settimana,
accompagnati per le prime volte dall’educatrice e successivamente, una volta
acquisita più familiarità con gli istruttori e con l’ambiente, da un
volontario. Il primo passo è stato quello di instaurare una relazione
positiva ragazzo/maestro, un fatto delicato per entrambi, ho dovuto imparare
ad insegnare e ad interagire con i ragazzi diversamente abili, ho dovuto
essere attento alla condizione di handicap individuale e specifica di ogni
singolo ragazzo, tenendo sempre a mente che si trovava di fronte a persone
dotate di abilità diverse da quelle che di solito si iscrivono alle lezioni
di golf. Per favorire questo momento delicato ed importante è stata garantita
la presenza dell’educatrice, soprattutto nella fase iniziale del progetto,
per mediare e incanalare il rapporto fra me e i ragazzi. Un
approccio basato sulla promozione e su un’interazione amicale ha portato in
sole poche lezioni, ad instaurare con i ragazzi un rapporto di fiducia
reciproca, di stima ed affett non ho forzato i ragazzi nei momenti difficili
ma ho cercato e trovato sempre nuovi spunti per spronarli ad apprendere o per
superare delle questioni difficili, anche attraverso un approccio
individualizzato, attento agli equilibri precari del singolo soggetto e
all'armonia che si deve creare sul green nell'interazione fra ragazzi. Dal
punto di vista più propriamente tecnico, nel primo periodo ho lavorato con i
ragazzi per far loro acquisire le basi fondamentali del golf con
esercitazioni individuali sul campo: dapprima ho loro insegnato lo scopo del
gioco, la postura, il modo in cui si tiene in mano il bastone e il movimento
per colpire la pallina, successivamente ho insegnato i lanci lunghi e poi a “pattare”
(effettuare tiri brevi e di precisione per mandare la pallina in buca). Tutte
le fasi d’insegnamento erano accompagnate dall’uso di termini tecnici onde
far acquisire ai ragazzi il linguaggio golfistico. Per alcuni ragazzi è stato
necessario adattare i ferri (strumenti per giocare a golf) alle loro disabilità.
Nell’ultimo periodo, quando i ragazzi avevano compreso lo scopo e la dinamica
del gioco, è stato utilissimo farli gareggiare fra di loro, non solo per
rafforzare la coesione del gruppo, ma anche per incanalare positivamente la
competizione.
AMBITO MOTORIO
L’attività motoria
connessa con il golf si è rivelata adatta ai ragazzi diversamente abili
perché non comporta un eccessivo sforzo fisico e al contempo movimenta tutti i
muscoli del corpo. In tutti i ragazzi, anche se in misura differente, si è
notato un incremento della mobilità articolare, una maggiore fluidità e
scioltezza nei movimenti e un miglioramento della coordinazione
visuo-motoria: è necessaria infatti nel golf un’attenta osservazione prima di
colpire la pallina e calibrare la forza del tiro a seconda della posizione e
della distanza a cui si trova la buca. I ragazzi sono diventati via via più
precisi nei tiri e per quanto riguarda la tecnica, alcuni di loro hanno
appreso con stupefacente naturalezza i movimenti di base del golf.
AMBITO
RELAZIONALE
Sebbene in ambito
motorio i risultati siano stati palesi, è dal punto di vista relazionale che
si sono osservati i maggiori progressi. La maggior parte dei ragazzi ha
mostrato un significativo aumento dell’autostima, questo grazie sia all’incoraggiamento
avuto e, sia come conseguenza dei visibili progressi in ambito motorio ed
infine per l’importanza data all’iniziativa della scuola e all’interesse
mostrato da testate locali e nazionali e da programmi televisivi.
I ragazzi hanno
migliorato il loro livello di socializzazione: è infatti indispensabile che
essi sviluppino relazioni sociali con normodotati al di fuori dello spazio
ristretto della famiglia e della vita sociale che conducono.. La reazione con
me e con gli istruttori ,dapprima segnata da chiusura e condotte
di esitamento, imbarazzo si è trasformata in una relazione di grande fiducia.
Stimolati nella comunicazione e nello scambio interpersonale, e aiutati da un
ambiente amicale e insolito, essi hanno intrapreso sempre più la strada della
socializzazione sia fra di loro che con altre persone.
La partecipazione
di alcuni ragazzi a competizioni ufficiali nelle quali gareggiavano anche
coetanei normodotati, vedi l'ultima gara fatta a Crema presso il
Golf Club Resort con i Giornalisti golfisti, nell'ambito della consegna
fattami della PALLINA D'ARGENTO, come tecnico allenatore che si e'
distinto nel mondo del golf italiano nel sociale , ha permesso loro
di confrontarsi e gli ottimi risultati ottenuti non hanno fatto altro che
dimostrare il loro coraggio, la loro capacità e il loro impegno anche alla
comunità: un passo avanti verso la loro integrazione e il raggiungimento
della consapevolezza di essere sé diversamente abili ma ugualmente sportivi. Questo
è stato di grande importanza non solo perché ha dimostrato quanto per loro
sia importante questa attività, ma anche perché hanno messo in gioco la loro
creatività e la loro fantasia, tutti i pomeriggi i ragazzi, durante la pausa
dal lavoro, si sfidano in brevi gare, formano squadre e organizzano tornei
che durano a volte anche settimane. I ragazzi più bravi si impegnano inoltre
a insegnare a chi non ha potuto partecipare al corso, le basi del gioco,
favorendo ancor più lo svilupparsi in loro dell’idea di essere un gruppo
affiatato e accomunato da due interessi fondamentali: il lavoro e lo sport,
elementi che non li rendono più così “diversi” dai normodotati come spesso si
percepiscono le persone diversamente abili. Sono ragazzi straordinari,
premiati indistintamente al termine di ogni gara perché in questo ambito il
concetto fondamentale è quello di non competitività. E che sanno dare grandi
lezioni di vita. "All'idroscalo di Milano, a settembre. c'è stata
un'edizione di Sport e Disabilità in collaborazione cori Special Olympics. è
successa una cosa che non mi sarei mai aspettata: i nostri ragazzi, hanno
dato lezioni di golf ai loro amici disabili che partecipavano ad
altre discipline sportive".
Paolo
De Ascentiis
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