Golf My Passion Therapy School ONLUS
Paolo De Ascentiis, Socio fondatore di Golf My Passion Therapy School ONLUS,
con i riconoscimenti ottenuti.
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›› La Mission di GMPTSO
La mission di “Golf my passion therapy school onlus” è quella di
dimostrare la validità dell’insegnamento del golf come sport
terapia e di diffonderne il proprio metodo in molteplici contesti
sportivi e socio-sanitari e studenteschi.
Paolo De Ascentiis, professionista di golf, ex allenatore dell’attività
giovanile per la Federazione Italiana Golf, come persona che da anni
lavora a stretto contatto con tutta la non abilità, mentale e fisica
nell’ambito dello sport, in quanto ex coordinatore nazionale per il golf di
Special Olympics Italia, direttore tecnico di società, di scuole per la
disabilità e lavorando nei reparti di unità spinale, si propone di portare sul
territorio lombardo, l’esperienza acquisita in tali campi. L’interesse per il
sociale via via accresciuto è divenuto motivazione prevalente rispetto ad
altre attività professionali, date le grandi soddisfazioni umane ricevute ed i
concreti risultati ottenuti.
Poi l’incontro con Elisabetta Bernardini, Dottore Commercialista, golfista,
madre di un campione in erba, che ha sempre seguito nella sua crescita
golfistica e che sin da subito ha appoggiato con forza l’idea insieme al figlio
di aiutare ed avvicinare le persone meno fortunate. La sua vicinanza alle
gare nel sociale e al suo impegno diretto all’interno delle istituzioni
scolastiche, ha portato immediatamente alla condivisione di un progetto
che non ha solo riguardato una parte della disabilità ma anzi ne ha allargato
l’orizzonte e ha posato le basi per quello che poi è diventata la PASSION,
che ha così coinvolto altre persone e riunito in un unico staff, altamente
qualificato, una grande e professionale forza che è diventata l’anima e lo
spirito della stessa. Proprio questa è la nostra missione. La vita di tutti i
giorni, la disabilità, lo sport, l’integrazione uniti alla rieducazione e alla
riabilitazione. L’azione di sensibilizzazione parte introducendo all’interno di
scuole, istituti, associazioni, ospedali, la pratica sportiva, riabilitativa, e
terapeutica del golf, sempre nel contesto della disabilità. Utilizzando i
contributi concessi dalla Regione Lombardia, dalla Provincia di
Milano, da Fondazioni o Società private, vengono realizzate strutture,
donando le attrezzature necessarie e garantendo l’insegnamento gratuito di
operatori qualificati, appositamente formati dall’Associazione. La gmptso è
sicura che la golf terapia, come tutta la Sport Terapia possa offrire a tutta la
non abilità fisica, mentale o sensoriale, un progetto che non trascuri, grazie
alle peculiarità di questo sport, alcun aspetto della riabilitazione fisica,
psicologica e relazionale, rappresentando un’ulteriore opportunità di
riconquista dell’autonomia e d’inserimento nella vita sociale. Attraverso
opportune convenzioni, la gmptso attiva i propri centri operativi e di
insegnamento all’interno di ospedali, istituti di riabilitazione, cdd, scuole e
centri sportivi, raggiungendo così la propria mission, che è quella di
condurre, seguendo la persona sotto tutti gli aspetti, da questi, attraverso i
centri esterni, al campo da golf (obiettivo finale dove si realizza
compiutamente il progetto).
›› Relazione di Paolo De Ascentiis
Durante la mia attivita con i ragazzi non abili, ho rilevato che il golf è da considerarsi uno sport perfettamente adattabile a persone d'ogni condizione fisica e psichica.E che migliora lo sviluppo delle abilità motorie attraverso l’esercizio fisico, l'integrazione della diversità anche nel mondo dello sport, la socializzazione tra diversamente abili e normodotati attraverso l’attività sportiva e l'ampliamento dello spazio personale del diversamente abile per consentirgli di sperimentare nuove attività tra l'altro il miglioramento psicofisico generale,grazie ai valori trasmessi dallo sport, ricordando in particolare l’influenza che esso ha sulla formazione della personalità e del carattere e determinante per lo svilluppo del soggetto. Giocare a Golf significa anche fare camminate su meravigliosi percorsi che permettono alla persona di riscoprire un più intimo contatto con la natura, ricevendo un benefico effetto per la salute e per la mente. La stessa attività aerobica permette di sviluppare e mantenere una migliore capacità cardiovascolare che stimola la vasodilatazione e previene l'insorgere di patologie legate all'ipocinesi (mancanza d'attivita' fisica).E’una disciplina che insegna a controllare le proprie emozioni, e per ragazzi che spesso sono emotivamente fragili, instabili, troppo inibiti o al contrario esageratamente esuberanti è un’ottima occasione per apprendere più adeguati stili di comportamento divertendosi. Il tutto e' nato dall'incontro con uno dei consiglieri della Cooperativa Ergoterapeutica di Crema, Giuseppe Cruini . Onestamente non sapevo da che parte cominciare, ma il contatto con questi giovani mi ha rassicurato. Insegno nornalmente e poi tutto il resto viene grazie al rapporto che si è creato tra noi.Quando ho deciso di intraprendere questa iniziativa , ho chiesto informazioni, ma tutte si riducevano a sporadici episodi, che non potevano essere una seria base per iniziare un percorso sociale ed edi integrazione nel golf come sport, iovorrei, ma forse sogno da buon mago, che tutte le varie realta' singole si unissero e formassero una grande squadra... non e' importante il nome.. ma il fine.. so' che molti lo fanno, ma il mio sogno e' quello di unirci tutti..) , una vera e propria scuola no, così ho dovuto improvvisare, mi ha aiutato immensamente il mio lavoro fatto con i ragazzi della Federazione Italiana Golf, che ho seguito per piu di quindici anni, con loro ho usato la tecnica, ma si instaurava anche un contatto da educatore, che generalmente con gli allievi adulti non c'è. Proprio grazie a questa esperienza con i giovani ho creato lo stesso rapporto con Simone, Mauro e Anna e tutti i ragazzi che poi sono seguiti.
L'aspetto tecnico è il minore dei problemi, la gestualità dello swing è l'ultima cosa che devono imparare. Bisogna prima di tutto fargli capire che il golf è uno sport dove bisogna cercare di fare pochi colpi: per loro la pallina è da tirare in giro a 360°. Spiegare che deve compiere un determinato tragitto, anche corto, e andare in buca e la parte più difficile". Però ci si riesce, tanto da farli competere in gare da 18 buche, grazie anche all'aiuto di psicologi, preparatori atletici, obiettori di coscienza che aderiscono al programma dell'Albatross Disabled Golf School, e adesso della "Golf My Passion Therapy School ONLUS" . E che devono essere numerosi, perché le problematiche non sono semplici da affrontare: durante la gara un ragazzo può avere una crisi, un attacco di depressione o aggressività, e bisogna sospendere il gioco.I ragazzi hanno frequentato il green per 1/1,5 ore la settimana, accompagnati per le prime volte dall’educatrice e successivamente, una volta acquisita più familiarità con gli istruttori e con l’ambiente, da un volontario. Il primo passo è stato quello di instaurare una relazione positiva ragazzo/maestro, un fatto delicato per entrambi, ho dovuto imparare ad insegnare e ad interagire con i ragazzi diversamente abili, ho dovuto essere attento alla condizione di handicap individuale e specifica di ogni singolo ragazzo, tenendo sempre a mente che si trovava di fronte a persone dotate di abilità diverse da quelle che di solito si iscrivono alle lezioni di golf. Per favorire questo momento delicato ed importante è stata garantita la presenza dell’educatrice, soprattutto nella fase iniziale del progetto, per mediare e incanalare il rapporto fra me e i ragazzi. Un approccio basato sulla promozione e su un’interazione amicale ha portato in sole poche lezioni, ad instaurare con i ragazzi un rapporto di fiducia reciproca, di stima ed affett non ho forzato i ragazzi nei momenti difficili ma ho cercato e trovato sempre nuovi spunti per spronarli ad apprendere o per superare delle questioni difficili, anche attraverso un approccio individualizzato, attento agli equilibri precari del singolo soggetto e all'armonia che si deve creare sul green nell'interazione fra ragazzi. Dal punto di vista più propriamente tecnico, nel primo periodo ho lavorato con i ragazzi per far loro acquisire le basi fondamentali del golf con esercitazioni individuali sul campo: dapprima ho loro insegnato lo scopo del gioco, la postura, il modo in cui si tiene in mano il bastone e il movimento per colpire la pallina, successivamente ho insegnato i lanci lunghi e poi a “pattare” (effettuare tiri brevi e di precisione per mandare la pallina in buca). Tutte le fasi d’insegnamento erano accompagnate dall’uso di termini tecnici onde far acquisire ai ragazzi il linguaggio golfistico. Per alcuni ragazzi è stato necessario adattare i ferri (strumenti per giocare a golf) alle loro disabilità. Nell’ultimo periodo, quando i ragazzi avevano compreso lo scopo e la dinamica del gioco, è stato utilissimo farli gareggiare fra di loro, non solo per rafforzare la coesione del gruppo, ma anche per incanalare positivamente la competizione.
AMBITO MOTORIO
L’attività motoria connessa con il golf si è rivelata adatta ai ragazzi diversamente abili perché non comporta un eccessivo sforzo fisico e al contempo movimenta tutti i muscoli del corpo. In tutti i ragazzi, anche se in misura differente, si è notato un incremento della mobilità articolare, una maggiore fluidità e scioltezza nei movimenti e un miglioramento della coordinazione visuo-motoria: è necessaria infatti nel golf un’attenta osservazione prima di colpire la pallina e calibrare la forza del tiro a seconda della posizione e della distanza a cui si trova la buca. I ragazzi sono diventati via via più precisi nei tiri e per quanto riguarda la tecnica, alcuni di loro hanno appreso con stupefacente naturalezza i movimenti di base del golf.
AMBITO RELAZIONALE
Sebbene in ambito motorio i risultati siano stati palesi, è dal punto di vista relazionale che si sono osservati i maggiori progressi. La maggior parte dei ragazzi ha mostrato un significativo aumento dell’autostima, questo grazie sia all’incoraggiamento avuto e, sia come conseguenza dei visibili progressi in ambito motorio ed infine per l’importanza data all’iniziativa della scuola e all’interesse mostrato da testate locali e nazionali e da programmi televisivi.
I ragazzi hanno migliorato il loro livello di socializzazione: è infatti indispensabile che essi sviluppino relazioni sociali con normodotati al di fuori dello spazio ristretto della famiglia e della vita sociale che conducono.. La reazione con me e con gli istruttori ,dapprima segnata da chiusura e condotte di esitamento, imbarazzo si è trasformata in una relazione di grande fiducia. Stimolati nella comunicazione e nello scambio interpersonale, e aiutati da un ambiente amicale e insolito, essi hanno intrapreso sempre più la strada della socializzazione sia fra di loro che con altre persone.
La partecipazione di alcuni ragazzi a competizioni ufficiali nelle quali gareggiavano anche coetanei normodotati, vedi l'ultima gara fatta a Crema presso il Golf Club Resort con i Giornalisti golfisti, nell'ambito della consegna fattami della PALLINA D'ARGENTO, come tecnico allenatore che si e' distinto nel mondo del golf italiano nel sociale , ha permesso loro di confrontarsi e gli ottimi risultati ottenuti non hanno fatto altro che dimostrare il loro coraggio, la loro capacità e il loro impegno anche alla comunità: un passo avanti verso la loro integrazione e il raggiungimento della consapevolezza di essere sé diversamente abili ma ugualmente sportivi. Questo è stato di grande importanza non solo perché ha dimostrato quanto per loro sia importante questa attività, ma anche perché hanno messo in gioco la loro creatività e la loro fantasia, tutti i pomeriggi i ragazzi, durante la pausa dal lavoro, si sfidano in brevi gare, formano squadre e organizzano tornei che durano a volte anche settimane. I ragazzi più bravi si impegnano inoltre a insegnare a chi non ha potuto partecipare al corso, le basi del gioco, favorendo ancor più lo svilupparsi in loro dell’idea di essere un gruppo affiatato e accomunato da due interessi fondamentali: il lavoro e lo sport, elementi che non li rendono più così “diversi” dai normodotati come spesso si percepiscono le persone diversamente abili. Sono ragazzi straordinari, premiati indistintamente al termine di ogni gara perché in questo ambito il concetto fondamentale è quello di non competitività. E che sanno dare grandi lezioni di vita. "All'idroscalo di Milano, a settembre. c'è stata un'edizione di Sport e Disabilità in collaborazione cori Special Olympics. è successa una cosa che non mi sarei mai aspettata: i nostri ragazzi, hanno dato lezioni di golf ai loro amici disabili che partecipavano ad altre discipline sportive".
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